Il bambino adulterato

Psicoanalisi e questione infantile

di Angelo Villa

L'imperativo che orienta il programma della Civiltà è un imperativo di godimento. A partire da questo assunto teorico questo libro interroga una delle forme più diffuse del godimento contemporaneo: quello legato all'abuso di sostanze.

Una nuova forma di schiavitù sembra emergere, che no ha più i connotati del passato. Nell'attualità, come ricordava Pasolini, il potere non esige più sudditi passivi ma consumatori attivi.

Esponendo la cifra più pura dell'attività di consumo, il soggetto abusa di sostanze tossiche, si isola autisticamente nel suo godimento staccandosi dal circuito dello scambio simbolico con l'Altro


Indice

  • Premessa
  • La scoperta del bambino
  • Passato e verità
  • Perverso polimorfo?
    Hans, la prova e il sintomo
  • L'educazione e il maitre
    Il nipote Rolf
  • Melanie & Anna
    Fritz alias Erich
  • La buona madre
    Le lacrime dell'analista
    La madre e la bontà
  • Il soggetto e la storia
  • Due note
    La clinica di Françoise Dolto
  • Il mondo contro
    Il bambino diffidente
  • Il bambino, la morte e il futuro
  • La cura, infine
    Luca, Corrado e il fratello

Introduzione

La storia della psicoanalisi infantile è la storia più intima e più veridica della psiconalisi stessa, la più radicale, nel senso marxiano del termine. E, proprio per questo motivo, il suo nodo più scoperto e fragile. Un archivio sempre aperto e sempre attuale, il luogo di una memoria nella quale, come è inevitabile, si sommano luci e ombre, slanci e ricadute. Non ci si faccia confondere, fuorviare. Il generoso sentimentalismo che è chiamato a ricoprire la figura del bambino, prima ancora che abbozzi una parola (o, forse, giusto allo scopo di evitarlo), vela a fatica la cifra problematica, la potenza deflagrante che la sua presenza solleva. E' la ragione , del resto, che motiva statisticamente oggi la riduzione delle nascite, introducendo mutamenti rivoluzionari nell'organizzazione della vita sociale? La fine della famiglia, come sostiene, dati alla mano, Roberto Volpi? O una nuova ricetta per la felicità, come lascia intendere la psicologa tedesca Susie Reinardt nel suo Donne senza figli, un manifesto del rifiuto della maternità, aggressivo e libero da dubbi?

La psicoanalisi scopre il ruolo fondamentale che l'infanzia o, psicologizzando, il bambino occupa nella costituzione della personalità dell'adulto. E' un tema noto che cercheremo di riprendere nelle pagine che seguono. Meno conosciuta o forse, semplicemnte, meno evidenziatà è, al contrario, la fatica che l'adulto fa a staccarsi da quel bambino. A lasciarlo andare, ad allontanarlo da sé. A chiudere la partita con lui e con tutto quello che si porta appresso. Fardello che l'incontro concreto con un minore finisce sovente per risvegliare, in un modo del tutto incontrollato.  Il bambino ritorna a rivivere, prepotentemente. La questione cruciale, specie se considerata in rapporto alla logica di una cura. Scrive un filosofo come Derrida: "Finché non saprai cos'è un bambino, non saprai cos'è un fantasma, nè perciò un sapere".

Il libro cerca di ripercorrere, in maniera sintetica, talune tappe della pratica e della riflessione psicoanalitica sulla terapia del bambino. Non ha l'ambizione di farne la storia. Esiste una documentata bibliografia in proposito. Piuttosto si sforza di evidenziare punti di snodo o di impasse che ne hanno segnato il cammino e che, ora in una forma, ora in un'altra, rappresentano dei "topoi" essenziali, eternamente attuali, con cui la pratica clinica si trova costantemente misurata. Giorno dopo giorno. Nessuno può ritenersi escluso, riparato dietro le difese. O, più veridicamente, della teoria usata come difesa.
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