L'ingorgo del corpo

Insufficienza mentale e psicoanalisi

di Franco Lolli

Franco Angeli

Uno studio sull'insufficienza mentale svolto alla luce del messaggio freudiano e della sua fertile rielaborazione da parte dello psicoanalista francese Jacques Lacan.

Questo libro propone una ricerca teorica che mette al centro del proprio interesse tematiche marginali nel dibattito contemporaneo sull'insufficienza mentale; la questione della soggettività, del corpo, della pulsione.

Un percorso che si conclude sull'analisi della relazione operatore-paziente ritardato; ne vengono messe in evidenza le impasse controtransferali e le potenzialità terapeutiche.


Indice

  • Introduzione
  • Dalla tecnica alla teoria
    La burocratizzazione terapeutica;
    La proliferazione delle tecniche;
    Il SuperIo dell'operatore;
    L'asse centrale della cura;
    Il sapere dell'operatore;
    L'insufficienza mentale
  • Dal bambino all'adulto: il desiderio dell'Altro
    La donna e la madre;
    La nascita del figlio;
    La nascita di un figlio con handicap;
    I fantasmi materni;
    La patologia del desiderio dell'Altro;
    Il significante dell'Altro
  • Danno organico e pulsione di morte
    Il regno dell'animato;
    La vita come condizione di godimento;
    Il danno organico;
    L'angoscia e il principio di piacere;
    Il difetto di pulsionalizzazione del corpo
  • L'essere il corpo
    L'Altro e il corpo;
    Il corpo lesionato
  • L'operatore nel processo di cura
    Il perturbante;
    Infatilizzazione e negazione;
    L'immaginarizzazione della relazione;
    La funzione del terzo;
    L'identificazione: soluzione o condanna;
    Il concetto di cura e la psicoanalisi
  • Appendici
    Alcune considerazioni sul lavoro dell'operatore, Stefania Pepegna
    Il malessere della relazione;
    Il benessere della persona;
    L'osservazione;
    L'ascolto;
    Il ruolo dell'operatore
    L'intervento riabilitativo... e non solo, Emilia Calderisi

Introduzione di Franco Lolli

La diversità che il soggetto disabile porta con sé lo ha, da sempre, reso straniero in qualsiasi terra.
Sterminato o tollerato, oggetto di odio ideologico o di amore religioso, ritenuto l'incarnazione del bene o del male, disprezzato o compatito, in ogni caso esiliato dalla comunità che lo ha generato, il soggetto disabile ha dovuto attendere la fine del secondo millennio perché, almeno nelle società occidentali, fosse riconosciuto il suo statuto di soggetto ed il suo diritto ad una esistenza dignitosa.
Ma il marchio che la natura ha inflitto sul suo corpo, il danno organico che, nelle più svariate e terribili sembianze somatiche, modella la sua immagine, tutto questo rappresenta un reale che nessuna legge è in grado di "governare" fino in fondo. L'intervento simbolico mostra qui tutto il suo limite.

[...]

La dimensione della morte, del non-senso di una condizione di svantaggio, della ineluttabilità della sofferenza, della mutilazione, della "impossibilità" squarciano la patina dorata di una società in cui non c' è posto per il dolore, per l'insuccesso, per, in termini freudiani, la castrazione.
La cultura di massa "impone" la felicità.

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