Senza confini
Considerazioni psicoanalitiche sulle crisi di panico
"Un libro di grande valore."
Silvia Vegetti Finzi
Il volume indaga, attraverso la lente teorica della psicoanalisi, uno dei sintomi contemporanei più diffusi: gli attacchi di panico.
Roberto Pozzetti, con rara chiarezza e rigore, presenta il soggetto panicato nelle sue diverse angolazioni: il corpo che sfugge al controllo, la caduta della funziona orientativa dell'ideale, la presenza incombente della pulsione, la fame "d'aria", la ricerca disperata di un soccorso.
La sua tesi principale è che il panico segnali una sorta di "esperienza vertiginosa" che espone il soggetto, nello stesso tempo, ad una costrizione ingovernabile, al sentirsi soffocati dal peso del proprio corpo e ad uno smarrimento del senso protettivo del confine.
Sullo sfondo della crisi di panico si intravedono così le sagome inquietanti della paura e della follia.
Indice
- Presentazione, Valentina Cultrera
- Cap. I - La separazione nell'epoca del declino del padre
- Cap. II - Una lettura delle teorie sull'angoscia di Freud
- Cap. III - Amore, desiderio e angoscia
- Cap. IV - Sulle differenze fra panico e angoscia
- Cap. V - Il panico in diverse posizioni soggettive
- Cap. VI - La crisi di panico come ritorno dell'isteria
- Cap. VII - La paura dell'illimitato
- Cap. VIII - Il trattamento del panico
- Cap. IX - Il legame sociale nell'epoca delle nuove forme del sintomo
- Cap. X - Il gruppo monosintomatico di DAP
- Cap. XI - Casi clinici nel panico
- Postfazione, Massimo Recalcati
Premessa
Quando mi appresto a leggere un nuovo libro, mi soffermo inevitabilmente ed inconsapevolmente sul suo titolo. In questo caso, "senza confini". Sottotitolo: "considerazioni psicoanalitiche sulle crisi di panico". Subito il titolo mi ha lasciato un senso di inquietudine, di voglia di fare altro, di non leggere. Il "senza confini", l'illimitato, l'apeiron, ciò che difficilmente sarà riconoscibile nella sua interezza, né sarà completamente contenibile e tanto meno percorribile, mi ha riportato il sentore dell'angoscia e del panico.D'altro canto, il sottotitolo, così esaustivo, terreno, tecnico, fa da contrappeso e mi apre la strada ad una lettura complessa, ricca e piacevolmente di spunti di riflessione. "Senza confini", è prevalentemente un testo per addetti ai lavori, che aggancia comunque anche il lettore profano. Come è accaduto a me. La mia conoscenza delle crisi di panico nasce, infatti, e si esaurisce per lo più, nell'aver sperimentato in pratica queste stesse crisi, nel percorso di terapia e di comprensione che ne è derivato, nella fondazione di un'Associazione tra persone che hanno promosso l' "auto-mutuo-aiuto" relativamente al DAP.
Ho trovato quindi particolarmente interessante e nuovo l'approccio di Pozzetti, che nel primo capitolo ha collocato il fenomeno "DAP" in un momento storico e sociale preciso, come risposta e stimolo ad un contesto ben caratterizzato. Per quel che mi riguarda, mi sono chiesta spesso, pensando alla mia storia personale e alle centinaia di altre storie che mi è capitato di ascoltare in quattordici anni di lavoro nella LIDAP, come mai il panico sia emerso nella sua massiccia evidenza proprio in un'epoca in cui i limiti del nostro mondo si sono dilatati, in cui anche a livello educativo e formativo ci si è abituati ad un largo consumo di "autonomia", "libertà" e "discrezionalità", e che solo sessanta anni fa non sarebbe stato pensabile.
In un mondo in cui si può vivere più a lungo, meglio e con qualche certezza in più, rispetto ai nostri nonni ed ai nostri genitori, si caratterizza come sintomo dilagante la paura della paura, la paura apparentemente immotivata, improvvisa, violenta del panico. Qualcosa di forte e primitivo, che ti riporta ad avere la stessa autonomia e libertà, la stessa fiducia nel sapere tuo e degli altri, che probabilmente aveva un uomo del paleolitico.
Effettivamente il limite, la norma ed il confine sono ciò da cui ognuno di noi trae il nutrimento per la definizione di sè, per la costruzione della propria identità, per il riconoscimento dell'identità altrui.
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