Il tempo del panico

a cura di Franco Lolli

La figura psicopatologica del panico è una tra le figure più in evidenza nella civiltà ipermoderna.

Questo libro prova a tratteggiarne i contorni ricorrendo non solo alla psicoanalisi ma anche ad altre chiavi di lettura, come quella filosofica, quella letteraria e cinematografica.

Il nostro tempo non è solo il tempo accelerato del consumo compulsivo. Il nostro tempo non è solo il tempo dominato dalla girandola accecante degli oggetti gadget.

L'esperienza ormai diffusa epidemicamente del panico rivela l'ombra spessa che accompagna il nostro commercio solo apparentemente euforico col mondo. Perdita di controllo, vertigine, disorientamento, caduta, dissoluzione dei confini, smarrimento di un centro di gravità permanente: il nostro tempo è il tempo del panico, tempo che scuce la maschera sociale del divertissement rivelandoci la nostra inermità più radicale.


Indice

  • Introduzione, di Franco Lolli
  • Critica del panico
    Scene di panico, di Federico Leoni
    Crisi della pensabilità della polis nel capitalismo dei gadget, di Federico Chicchi
    Scene di panio, di Andrea Bellavita
  • Clinica del panico
    Panico, narcisimo e anoressia. Note sul disagio contemporaneo della Civiltà, di Massimo Recalcati
    Lo specchio, l'analista e il panico, di Franco Lolli
    I nonluoghi del panico, di Roberto Pozzetti
    Il panico e la città, di Eugenio Gaburri

Introduzione

Il fenomeno psichico del panico non può essere considerato in alcun modo una "novità" all'interno della clinica psicoanalitica. Non c'è niente di moderno nel panico. Basti pensare a quello che Sigmund Freud scriveva nel 1895 a proposito della nevrosi d'angoscia ? e in particolare dell'attacco di angoscia ? nella quale egli individuava, come nucleo sintomatico fondamentale, la paura di una morte improvvisa, di un colpo o di un'incipiente pazzia. Interessante anche l'elenco di manifestazioni somatiche riferite come rappresentative dell'attacco di angoscia: parestesie, spasmi al cuore, difficoltà a respirare, accessi di sudorazione, fame divorante, iperestesia uditiva, vertigini locomotorie, accessi diarroici, tremori e brividi, congestione. Come si può notare, Freud ? più di un secolo fa ? descrive esattamente il corredo sintomatico con il quale la persona affetta da Disturbo da Attacco di Panico (DAP) si presenta oggi al Pronto Soccorso, in uno stato di totale smarrimento e di timore, alla ricerca di una diagnosi medica e di una parola che dia un senso alla sua improvvisa sofferenza.

"L'angoscia ? scrive Freud ? è qualcosa che si sente. Questo è ciò che ci dicono i malati DAP. Non si tratta semplicemente di un dolore psichico; a questo ? in ogni caso presente ? si accompagnano sensazioni somatiche spiacevoli che interessano, come visto l'intero corpo. Dunque, sebbene si tenti di farne un fenomeno della contemporaneità, bisogna ricordare che la psicopatologia moderna non scopre nulla di nuovo nel panico e che manifestazioni sintomatiche del tutto simili a quelle che attualmente si osservano erano già riscontrate in ambito clinico sin dalla fine del secolo diciannovesimo.

Di nuovo, di assolutamente nuovo, c'è, come rilevato per altre sindromi psichiche, la sua straordinaria proliferazione e la sua incessante infiltrazione nel discorso sociale attuale. Il panico è diventato, così, uno dei disturbi psichici di maggior rilievo del presente, una condizione di malessere sempre più diffusa che riflette, amplificandole in maniera sorprendente, alcune delle caratteristiche socio-culturali tipiche del clima contemporaneo.