Dipendenze
Internet, sostanze stupefacenti, alcool, gioco d’azzardo, cibo. Oggi le dipendenze non posso più essere confinate nell’abuso di sostanze come droghe e alcolici; non riguardano più solo gli adulti, ma affliggono un numero sempre più crescente di giovani e adolescenti. L’uso e abuso di oggetti e sostanze rappresenta una soluzione al senso di inadeguatezza e di solitudine che caratterizza la sofferenza nella società contemporanea e che confina chi ne soffre in un isolamento progressivo. Come poter trovare il proprio modo per abbandonare il rapporto di dipendenza con l’oggetto-sostanza e tornare ad aprirsi alle relazioni?
Per riprendere il filo della propria vita Jonas propone percorsi di psicoterapia individuale o di gruppo che si propongono come luoghi di ascolto della sofferenza e della storia unica e particolare di ognuno. Perché liberarsi è possibile.
Approfondimenti
- Non ne posso fare a meno: essere dentro la dipendenza
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Ci sono ancora i tossicodipendenti?
I tossicodipendenti ci sono ancora, è ambiato il modo di drogarsi, una volta erano i reietti a drogarsi e drogato equivaleva a eroinomane, oggi si parla di poliassuntori, sembrano scomparsi i monoassuntori.Cosa significa poliassuntore?
Significa che associa più sostanze diverse che hanno anche effetti differenti sulla psiche e sull'umore. Per esempio la cocaina viene considerata un eccitante mentre l'hashish un tranquillante.
Le sostanze hanno perso il loro fascino “maledetto”, negli anni settanta l’eroinomane era colui combatteva alcuni dettami sociali, oggi è una persona molto sofferente che cerca nell’eroina un metodo di cura. I cocainomani degli anni ottanta appartenevano alla così detta categoria “colletti bianchi”, oggi invece la cocaina è divenuta una sostanza abituale per qualsiasi classe sociale, non raramente viene assunta addirittura per migliorare le prestazioni lavorative!Una volta i drogati erano un problema sociale, rubavano le radio delle macchine, si prostituivano, commettevano reati per trovare denaro per acquistare la droga, è ancora così?
No, oggi la maggior parte dei reati derivano dalla detenzione e dallo spaccio. Vi è una grande disponibilità di sostanze stupefacenti in commercio e anche la droga risente delle leggi del mercato: grandi quantità comportano minori costi al dettaglio. Oggi chiunque (purtroppo sempre più i giovani) può permettersi di acquistare qualsiasi sostanza a qualsiasi prezzo.
Quali sono le sostanze più utilizzate?
La cocaina e l’hashish senza dubbio sono le sostanze più consumate, mentre l’eroina ha avuto un calo importante e oggi si fuma e si sniffa piuttosto che iniettarsela. All’eroina è associato frequentemente l’uso di marijuana e hashish, mentre le droghe sintetiche (ecstasy) vengono prese soprattutto in situazioni ludiche come gli afterhours o le serate in discoteca.
L’alcool viene considerata una droga?
No, l’alcool è legale e si può acquistare ovunque nel nostro paese, anche se, assunto in grandi quantità, ha effetti sulla psiche e abbassa le capacità di concentrazione e di attenzione della persona. Colgo l’occasione per sottolineare come sia associato anch’esso al consumo delle sostanze per potenziarne l’effetto. L’alcolismo, conosciuto da millenni dall’essere umano, rimane una delle piaghe sanitarie e sociali maggiori del nostro sistema di vita occidentale.
Come ci si può accorgere se un figlio usa sostanze?
È molto difficile capire se un ragazzo utilizza sostanze stupefacenti e non è utile cercare di spiarlo, chiedere agli amici, controllare di nascosto la stanza quando lui non c’è.
È bene invece cercare di parlare con lui dei rischi correlati alla droga, non tanto però sul piano fisico e della dipendenza.
Intendo dire che i giovani vanno responsabilizzati, un genitore deve dare l’esempio e sottolineare come le sostanze creino uno stato di benessere “fittizio”, falso, frequentemente riconducibile all’incapacità sia di tollerare la sofferenza (le droghe fanno stare bene), sia alla voglia di portare il divertimento a livelli “estremi”. Un genitore ha il dovere di mostrare al figlio che la vita va affrontata, non ci sono scappatoie ai fallimenti e alla sofferenza, le droghe non servono, anzi peggiorano la situazione.Un genitore può fare qualcosa per un figlio tossicodipendente?
Può cercare di farlo interrogare sulle motivazioni che lo inducono ad assumere sostanze e fornirgli eventualmente ogni appoggio nel momento in cui il figlio decida di curarsi.
Atteggiamenti punitivi o espulsivi talvolta possono essere utili; comunque se non c’è la presa di coscienza da parte del ragazzo, raramente si possono ottenere miglioramenti.Come potere curare la dipendenza da sostanze?
È ancora indispensabile rivolgersi a professionisti o centri appositi. Il primo gradino potrebbe essere rappresentato da una psicoterapia con un terapeuta magari che ha lavorato nell’ambito delle tossicodipendenze.
Se la condizione di dipendenza è grave e l’ambiente sociale in cui vive il soggetto rappresenta un continuo stimolo all’assunzione, è necessario rivolgersi ai servizi per le tossicodipendenze (SERT, NOA…) e richiedere un ricovero in comunità di recupero.È vero che si può dipendere da tutto, ho sentito articoli sui giornali che parlavano di dipendenza da cibo, da shopping…
Certo, la dipendenza è una forma mentale, soprattutto nella nostra società, intendo società consumistica contemporanea ed europea, ci resta sempre più difficile interagire tra esseri umani, e preferiamo “avere a che fare” con gli oggetti. Le “cose” come il cibo, i vestiti, il denaro, i computer, i videogiochi, ci permettono di godere in solitudine, senza il bisogno di relazionarsi ad altri esseri umani come noi.
È perché si ha paura degli altri esseri umani, o perché siamo troppo viziati e cerchiamo sempre le comodità?
Più che paura direi che quando si ha a una relazione, sia essa amicale, amorosa o affettiva con un altro essere umano assistiamo all’incrocio di due esseri viventi imperfetti, l’uomo è imperfetto, io e lei lo siamo. Quindi se due imperfezioni vengono a contatto è probabile che entrambi i soggetti debbano scendere a patti tra di loro, si dovrà rinunciare a qualcosa e concedere qualcos’altro, ci si dovrà sacrificare per l’altro. Ma oggi è difficile farlo.
Siamo più egoisti che in passato?
Assolutamente no! Non è questione di egoismo, ma di malessere, facciamo fatica a tollerare l’imperfezione dell’altro, la mancanza dell’altro e allora ricerchiamo rapporti con oggetti che non ci tradiscano, che a ogni stimolo ci diano sempre la stessa risposta, che ci rassicurino. Avere a che fare con un'altra persona è tutto fuorché rassicurante.
La tecnologia c’entra qualcosa?
Sicuramente la possibilità di comunicare in ogni momento, di avere notizie sempre in tempo reale, ha peggiorato la capacità, soprattutto dei giovani, a tollerare l’attesa. Una volta se si conosceva una ragazza straniera, passavano almeno 15 giorni per ricevere la lettera cartacea dal paese di provenienza, ora invece basta qualche secondo una volta scambiate le email o il nickname su face book. Quei quindici giorni di attesa erano sofferenza ma anche fantasticazione, desiderio, condivisione con gli amici. Tutto questo ora dura pochi secondi e la dipendenza è causata anche da questo, incapacità ad attendere, a desiderare.
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- U. Zuccardi Merli (a cura di), Il soggetto alla deriva. Depressioni e attacchi di panico, Franco Angeli
- C. Oggionni (a cura di), Solitudini contemporanee, Franco Angeli
- F. Lolli, La depressione, Bollati Boringhieri
- F. Lolli, L’ombra della vita. Psicoanalisi della depressione, Bruno Mondadori
- M. Recalcati (a cura di), Il soggetto vuoto. Clinica psicoanalitica delle nuove forme del sintomo, Erickson
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