Attacchi di panico

Terrore, palpitazioni, sudorazione, formicolii, vertigini, respiro affannoso, sensazione di stare per impazzire, di morte imminente, paura di perdere completamente il controllo. Per chi ne soffre gli attacchi di panico si presentano "come un fulmine a ciel sereno" che lascia dietro di sé stordimento e terrore che l’esperienza si possa ripetere senza sapere quando e senza poterne riconoscere le cause. Rinunciare alle normali attività di lavoro, di studio e anche di svago, nel tentativo di ridurre le occasioni di pericolo, porta allora la persona a isolarsi sempre di più e ad avere difficoltà anche nel cercare aiuto. Il ricorso a farmaci specifici può infatti contribuire a tenere sotto controllo gli episodi di panico, ma non è sufficiente e risolutivo per individuare le cause della sofferenza su cui agire.

Per riprendere il filo della propria vita Jonas propone percorsi di psicoterapia individuale o di gruppo che si propongono come luoghi di ascolto della sofferenza e della storia unica e particolare di ognuno. Perché liberarsi è possibile.

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Cos’è il panico di cui si sente tanto parlare ultimamente?

L’attacco di panico è una manifestazione di terrore radicale e imprevedibile. Chi lo ha sperimentato parla di un improvviso incontro con uno stato d’animo terribile, incontrollabile e inaspettato, un fulmine a ciel sereno senza cause apparenti da cui insorge uno stato di spavento angosciante che dura nel tempo.

Come si manifesta?

Il panico prende a volte la forma del terrore di poter morire o di impazzire o ancora di avere un attacco cardiaco. Il corpo va fuori controllo: il cuore batte forte, la respirazione si fa affannosa, la sudorazione può alterarsi, a volte si presentano tremori e senso di estraneazione.
Una differenza fra panico e ansia riguarda il tempo del fenomeno: la declinazione presente è propria del panico, quella futura dell’angoscia. Il panico si sviluppa nell’attualità, la catastrofe è in corso, ci si ritrova soli, fragili, confrontati con la sciagura all’apice del suo svolgimento. L'angoscia, al contrario, si colloca al futuro, il danno è soltanto temuto ma ancora non si sta svolgendo. In chi soffre di crisi di panico l'ansia è poi evocata dall’idea della possibile ricomparsa della crisi. Il passaggio della fase acuta lascia il soggetto esposto all’angoscia del suo possibile ritorno. La crisi di panico confronta brutalmente con il limite della vita umana, espone chi ne fa esperienza alla radicale inermità della vita sempre appesa ad un filo, condizione comune ma di solito non del tutto consapevole. Con il panico simile fragilità improvvisamente emerge in tutto il suo orrore e straripa fino a sommergere il soggetto.

Da cosa possono dipendere le crisi di panico?

Il panico coincide con una caduta dell’identità di chi lo sperimenta che si ritrova solo e privato delle abituali protezioni date dal sapere chi siamo. La solidarietà, l’amore, i legami forti contrastano il panico; la solitudine, la rivalità esasperata la conflittualità esacerbata lo favoriscono. Il panico è causato dall’incontro con una minaccia incontrollabile. I legami di solidarietà attenuano il panico; la lotta per la sopravvivenza condotta senza legame e senza ideale lo amplifica. Freud ci dice che l’amore è il solo fattore d’incivilimento capace di costruire il legame e di conservare uniti gli individui a comporre gruppi e istituzioni, il timor panico, viceversa sorge dallo sgretolamento del gruppo. Quando per il soggetto i legami affettivi che fino a quel momento avevano ridotto ai suoi occhi il pericolo vengono meno, quando i legami reciproci cessano di esistere, allora può scatenarsi la paura sconfinata e irragionevole nella sua forma estrema: il panico. Ciò che fa legame e consente l’esistenza stessa della civiltà è l'amore, si nota però nel nostro tempo un’imponente pressione sociale caratterizzata dalla spinta al godimento solitario dell’oggetto (cibo, alcool, droghe, internet, oggetti di consumo), tale spinta orienta al disinteresse per gli altri e all’indifferenza verso il legame, spinge cioè verso quella dimensione oggi predominante che Recalcati insieme a Miller, con una formula molto efficace, chiama “anti-amore” e che si mostra come il tratto decisivo alla base della massiccia diffusione attuale degli attacchi di panico.

Perché sempre più persone soffrono di questo disturbo?

Assistiamo oggi ad una massiccia diffusione degli attacchi di panico. Si osserva un’epidemia mai verificatasi in precedenza, neppure in epoche a volte anche oggettivamente più difficili e pericolose. Nell’attualità l’individuo si percepisce solo, debole e senza protezione in un mondo di conflitto nel quale avverte la concreta possibilità di poter soccombere.
La nascita della legge coincide con la nascita della civiltà. La protezione del debole (dell’individuo), dall’abuso del forte (del gruppo, dell’istituzione) consenta lo sviluppo della civiltà e dà un posto sufficientemente sicuro all’individuo, dunque a tutti noi. L’indebolimento della legge nel nostro tempo trova nella contemporanea, sempre più diffusa, precarizzazione del lavoro una delle sue espressioni. La scomparsa delle tutele per i lavoratori rende instabile la vita stessa degli individui e facilita lo scioglimento rapido del legame sociale. Tale elemento accompagna la perdita dell’identità che dal lavoro stesso scaturisce.
Questa condizione da un lato toglie dignità e rispetto all’individuo, esponendolo al capriccio dell’istituzione sempre meno limitata dalla formula giuridica che ne restringe le possibilità di licenziamento “alla giusta causa o al giustificato motivo”, e dall’altro lo espone alla solitudine e al concreto pericolo improvviso di non potere più sostenersi né sorreggere economicamente la propria famiglia.
La facilitazione della dissoluzione del legame ha una decisiva importanza nella diffusione del panico. Proprio il contemporaneo venir meno delle tutele per i lavoratori estende la lotta per la sopravvivenza, il tutti contro tutti sociale che è il tratto decisivo alla base dell’attuale espansione delle crisi di panico. La garanzia della Legge si rivela sempre più fragile in un tempo di conflittualità diffusa che lascia ciascuno esposto alla necessità di cavarsela da solo, nel disinteresse per l’altro e dell’altro.
I dati recenti mettono in evidenza l’ampia diffusione del numero d’individui colpiti dal disturbo d’attacco di panico. Tali quadri patologici, dalla sintomatologia tanto enigmatica quanto eclatante, contraddistinguono la nostra epoca e ad un’attenta osservazione rivelano la loro radice fenomenologica strettamente concatenata all’assetto sociale contemporaneo. Anche la cura testimonia della medesima interdipendenza fra individuo e gruppo, il trattamento psicoterapico di gruppo, infatti, proprio nel trattamento di tali forme patologiche, si dimostra dispositivo capace di tamponare la crisi con rapidità ed efficacia.

Come si può curare il panico?

Chi soffre di panico di solito in prima istanza attribuisce la causa del suo disturbo ad un malfunzionamento organico. In genere i primi testimoni della diffusione attuale del sintomo sono i medici di base e i reparti di pronto soccorso degli ospedali. Per noi psicoanalisti la causa del panico è nell’inconscio dell’individuo e nei suoi legami con gli altri.
La psicoanalisi trova la sua preziosa unicità, l’inestimabile di cui si fa testimone, nell’individuazione, nell’estrazione e nella valorizzazione della particolarità più intima e vitale dell’individuo. La direzione della cura in gruppo proposta nei centri Jonas conserva l’obiettivo proprio della psicoanalisi di partire dal recupero degli aspetti più specifici e caratteristici dell’individuo. La valorizzazione delle particolarità individuali per un verso contrasta l’adesione anonima ad un sintomo sociale uguale per tutti (chi soffre di attacchi di panico lamenta di un’esperienza comune a tutti quelli che li hanno vissuti), e per l’altro vuole riconciliare le scelte di vita con le passioni individuali. Il panico è un segnale che qualcosa non va, ma non nel corpo come pensa chi ne soffre, ma nelle scelte di vita. La presenza del panico indica che chi ne soffre ha trascurato e messo da parte la propria vocazione più profonda e preziosa. Il recupero, la riemersione, la messa in valore e il sostegno alle passioni e ai desideri vitali di ognuno sono lo scopo prioritario del trattamento psicoanalitico del panico anche nel gruppo, e sono al tempo stesso obiettivo e insieme motore della cura stessa.

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