L'ambito dell'handicap è talmente vasto che non si può parlarne genericamente, occorre operare almeno tre grandi distinzioni di massima, fra handicap fisico dalla nascita, handicap fisico acquisito nel corso della vita – a causa di incidenti o di malattie – e l'handicap che intacca le capacità cognitive, generando un ritardo mentale.
Tuttavia c'è qualcosa che li accomuna: in tutti e tre i casi c'è stato un evento nel corpo di queste persone che l'ha modificato in modo irreversibile. Non siamo nel campo della psicosomatica, dove lo psichico incide sull'organico, ma, al contrario, nel campo in cui il fisico influisce sullo psichico, il danno organico produce degli effetti sulla psiche della persona.
Ciò che affligge maggiormente la persona disabile è l'attenzione dell'altro a ciò che manca, l'attenzione a ciò che egli NON è, mentre normalmente un individuo viene considerato per quel che È. Il soggetto, in questo caso, è sempre confrontato e identificato a un significante di svalutazione, che è, appunto, il significante “handicappato”.
C'è stata un'evoluzione etimologica del termine, una lunga catena che è partita dalle parole ‘minorato', ‘offeso', ‘infermo', per passare a ‘handicappato', ‘portatore di handicap', ‘disabile' e il recentissimo ‘diversamente abile' (per approfondimenti si veda l'allegato).
Ma come si struttura un soggetto che nasce con una disabilità? Quali sono i rapporti che si intrecciano con le figure genitoriali? E nella disabilità acquisita, come fa il soggetto ad emanciparsi dallo sguardo non desiderante dell'Altro, che lo considera per ciò che NON è, come riesce ad esprimersi nella propria unicità soggettiva? La risposta va ricercata ed è diversa per ognuno, anche se spesso si possono reperire esperienze condivisibili.
I terapeuti di Jonas si propongono come interlocutori ai soggetti portatori di handicap, attraverso lavori di gruppo e individuali, per permettere a coloro che sono implicati in questa condizione di delineare, condividere e confrontare i propri vissuti e le proprie angosce, per renderli pensabili e condivisibili e per far emergere le proprie particolarità soggettive.